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Giordano Rizzato 
 


CARLO MORENA
piano, rhodes piano
MARCO BRAMBILLA
contrabbasso, basso
GIORDANO RIZZATO
batteria, percussioni

featuring

JAVIER GIROTTO






Press


“...un eccellente ed affiatato trio di professionisti che sviluppa un percorso estetico molto interessante, con all’attivo già quattro pubblicazioni e collaborazioni in ambito internazionale di altissima rilevanza....”

Fridau Winter Jazz


“...trasformano ogni loro concerto in un evento unico...”

La Stampa




Oz Robù trio
Un ipnotico viaggio nel jazz senza definizione. Così si potrebbe definire questo splendido lavoro pubblicato per l’etichetta londinese Rhythm & Muse Records degli Oz robù, gruppo italiano dell’ultima generazione.
La formazione appare compatta e sinergica; un’unica entità formata da tre teste pensanti distinte ma perfettamente in sintonia quando si tratta di creare, sviluppare e perseguire gli itinerari musicali programmati.

La cosa che colpisce per prima nel progetto musicale di questo gruppo è l’aver inserito in un contesto sostanzialmente tradizionale per il jazz, ovvero il trio pianoforte / contrabbasso / batteria, elementi di novità ottenuti con particolari accorgimenti tecnici che integrano, senza assolutamente intaccare o contrastare il classicismo di fondo del gruppo e dove gli elementi meno formali non sono predominanti, ma asserviti all’espressione musicale.

La creatività compositiva di Brambilla e Rizzato è un lento ma progressivo allontanamento dai canoni jazzistici tradizionali che si spinge verso nuove dimensioni dove il jazz è quasi un pretesto per creare del nuovo, mascherandolo e mischiandolo con elementi presi in prestito da altre sonorità e generi differenti, sempre comunque sapientemente costruiti su solide basi armoniche di temi ben strutturati, accattivanti ed evocativi.

La cifra stilistica è quella di un jazz moderno, venato di espressività e di quella grinta e coscienziosa spavalderia tipica di una formazione giovane e straripante di entusiasmo e di bravura esecutiva ma è anche un disco maturo, intenso, sfaccettato, geniale e spregiudicato e anche se talvolta sono evidenti e marcate certe influenze musicali nord europee di memoria ECM, tuttavia il lavoro non manca di originalità ed è sempre godibile dalla prima all’ultima traccia.
Sonorità fresche e sapientemente intrecciate, composizioni suggestive, accattivanti, mai banali, sorprendenti ad ogni ascolto, toccano i momenti di maggiore apprezzabilità in “Jail”, “Relearn”, “Drive Out” e nella splendida “L’albero”.

Oz robù rappresenta senza dubbio un’ottima finestra sul lavoro di questa interessantissima formazione e di un certo modo di intendere il jazz oggi.

Alessandro Carabelli




Guida all'ascolto: Oz Robù trio

E sempre interessante imbattersi in un nuovo progetto, un'esperienza musicale destinata a lasciare traccia di un lavoro svolto, testimonianza della creatività degli autori e della preparazione degli strumentisti coinvolti.
OZ ROBÙ è il fantasioso nome con cui viene presentato questo CD che vede impegnati tre giovani e validi musicisti, a partire dal batterista Giordano Rizzato e dal contrabbassista Marco Brambilla, autori della quasi totalità dei nove brani ed originariamente ideatori del progetto, in seguito efficacemente completato in versione definitiva da Fabio Visocchi al pianoforte.
Un progetto dal nome volutamente astratto, per scelta non riconducibile a stili e generi ben identificabili e classificabili, che già dal brano d'apertura, Jail, evidenzia la matrice predominante del trio, improntata sul dialogo improvvisativo tra gli esecutori.
Il largo tessuto armonico utilizzato nei brani, coerente con la stesura dei temi, lascia ampi spazi agli ispirati interventi solistici ed al gusto personale dei tre capaci interpreti. Sonorità a tratti intimistiche e suggestive, a tratti agili ed incisive, con una particolare attenzione verso l'aspetto dinamico. Metriche tipicamente pari, arricchite da qualche poliritmia e da un adeguato timing a supporto delle esecuzioni.
A chi mi chiedesse di etichettare il sound di Oz Robù con uno stile ben preciso, ammesso e non concesso che si possa fare, non saprei effettivamente rispondere. Un approccio jazzistico europeo con qualche apprezzabile tensione fusion e jazz-rock, forse accentuata dall'utilizzo del Rhodes (ndR: affascinante piano elettrico Fender che vede la sua maggior diffusione intorno agli anni '70/'80) e da alcuni energici impatti sonori, riscontrabili ad esempio nel brano di chiusura “Relearn”.
Un lavoro da ascoltare, apprezzabile anche per i non addetti ai lavori, che auguriamo rappresenti l'inizio di un percorso verso (o “con”, o “per”) l'inafferrabile Oz Robù.

Roberto Quadroni – Nota su Nota Music Magazine




“...Proprio niente male questo gruppo, il trio Oz Robù, formato dal contrabbassista Marco Brambilla, dal pianista Fabio Visocchi e dal batterista e percussionista Giordano Rizzato.
Un gruppo che esprime una musica interessante, raffinata, che mette in evidenza la qualità del nuovo jazz Italiano, sicuramente tra i più interessanti del momento a livello internazionale, un jazz ricco di tutta la grande tradizione e di tutto il background culturale e musicale Europeo ma anche propriamente Italiano, ricco dei nuovi musicisti che hanno anche una preparazione tecnica notevole, dal momento che anche i nostri conservatori sempre più spesso hanno cattedre specifiche di jazz.
La grande qualità del jazz Italiano e anche da ricondurre alla nostra genialità, che fonde insieme la capacità tecnica, la capacità di recepire il grande background che ci portiamo dietro ma anche quella di inventare nuove sonorità e di rinnovarci con grande qualità.. il trio Oz Robù si inserisce sicuramente ad hoc in questo contesto di nuove formazioni sempre all'altezza del grande nuovo jazz Italiano.”

tratto da “Animajazz”,
trsmissione a cura di Bruno Pollacci




“...Una bella soddisfazione per Giordano Rizzato, Marco Brambilla e Fabio Visocchi, vedersi pubblicare il cd del loro trio Oz Robù dalla casa discografica inglese Rhythm&Muse: la loro musica è validissima, con atmosfere rarefatte e sofisticate in cui non manca mai la base melodica, per un ascolto piacevole a differenza di analoghi gruppi la cui musica riesce persino fastidiosa. Promossi!!!..”

dalla rubrica “libri e musica”,
a cura di Chiara Matilde Brambilla e Annarosa Girardini
Jazz Digest magazine





Oz Robù trio
“OZ ROBU”
(Rhythm & Muse rec)

L'universo è pieno di misteri, dice il custode della villa degli Aldaya al giovane e intrapren-
dente Daniel. Ma cosa c'entrano i personaggi zafòniani con il nuovo Cd dell' Oz Robù trio?
c'entrano eccome. Basta infatti sbirciare tra i titoli per scoprire che ben due brani sono ispirati
da quel romanzo, ogiù di li. Il primo è una breve introduzione. il secondo, invece, sviluppa un
tema che. con estrema fantasia. è possibile ricondurre a ‘La Sembra del Viento”. successo edi-
toriale di qualche anno fa ambientato, come quasi tutti i romanzi di Zafòn, a Barcellona.

E forse non è un caso che da un'altra città spagnola, la capitale, prenda nome anche Madrid,
il cui attacco sembra quasi nostalgico, come se volesse raccontare la notte di una metropoli
d'altri tempi, la vivacità di una città che saluta con pigrizia il sole cocente della sua primavera
per fondersi in suoni a tratti malinconici.

Tuttavia, il disco del presente trio non vive solo ed esclusivamente di questi episodi, per quanto
piacevoli. Si tratta, nell'insieme, di un prodotto ben strutturato nel quale, forse per la prima volta,
Visocchi, Brambilla e Rizzato vincono la loro sfida e mettono nero su bianco un tessuto sonoro
raffinato, vibrante di fantasia, il tutto riconducibile alle loro precedenti esperienze.

È un sound non definibile, che varia ondeggiando nella migliore tradizione delle radici afro jazz
per poi tuffarsi prepotentemente in quei suoni mediterranei che hanno fatto, fin dall'inizio, la fortuna
del trio. L'Albero porta dentro la stessa lievità dei precedenti brani e il contrabbasso di
Marco Brambilla si ritaglia un ruolo da protagonista che non dispiace.
Colpisce positivamente, soprattutto per la sua costruzione, anche Drive Out, molto fusion nella
cadenza e con una struttura ritmica che ne accompagna con naturalezza l'intero percorso.
Desaparecido è un tuffo nel pianismo colorito di Visocchi, pronto ad esplodere ogni qual
volta gli si presenti la possibilità, conducendo quasi per mano l'ascoltatore fino alla chiusura.
affidata ad un altrettanto ritmato Relearn che rappresenta uno sguardo nell'elettricità di un
jazz rock che fu.

La vita è fatta di misteri. È vero, ma l'Oz Robù Trio con questa sua prima uscita discografica
svela tutte le proprie intenzioni. Le migliori intenzioni.

Le.Lo.
Jazz Colours
anno VI n°1 gennaio 2013








Bio

Nel maggio 2005, Giordano Rizzato e Marco Brambilla, amici e musicisti, ebbero l'idea di creare un progetto che rappresentasse i loro gusti musicali e le ispirazioni del momento senza badare a cosa avrebbe funzionato nei locali e nelle rassegne, il desiderio era quello di creare un concerto, uno spettacolo, che abbracciasse il pubblico e lo portasse nel loro mondo per un paio d'ore.

Doveva essere un progetto che sfuggisse alle solite classificazioni di genere, non etichettabile, e ci voleva un nome adeguato, un nome che in tutte le lingue del mondo significasse una cosa sola: la loro musica.
”Oz Robù” fu il nome.

Per il primo anno il duo crebbe attraverso partecipazioni occasionali con molti musicisti locali proprio come un laboratorio d'improvvisazione itinerante (su una ventina di concerti circa, mai più di due con la stessa formazione).
Ogni concerto diventava un evento unico in cui, indagando tutti i diversi aspetti della musica improvvisata e, seguendo le orme di grandi maestri come John Zorn, Archie Shipp, Frank Zappa, Rage Against The Machine, John Coltrane, Stomu Yamash'ta, Primus, Miles Davis, Butch Morris, ecc... ricercavano un equilibrio tra formale ed informale e abbracciavano tecniche di composizione estemporanea, proponendo così ad ogni concerto un repertorio quasi completamente inedito in cui i più diversi stili interagivano abbattendo i confini di genere.

Nel dicembre 2007, in occasione del concerto di raccolta fondi di EMERGENCY per la costruzione del centro cardiochirurgico di Khartoum, in Sudan, al progetto prende parte il pianista Patrick Robertson, con il quale si esibiscono per la prima volta in trio.
Fra i tre nasce subito un'intesa che li spinge a formare un trio stabile e voltare pagina rispetto all'improvvisazione radicale.
Ben presto i temi diventano sempre più complessi e articolati, con grande attenzione verso le dinamiche e le atmosfere. In questo momento (novembre 2008) viene registrato il primo demo – album autoprodotto del trio.

Si apre un periodo di intensa attività live, alla quale, in più di un occasione, prende parte come ospite speciale il Newyorkese Sabir Mateen (saxofonista di Sun Ra).
Da questo momento in poi, contrariamente alle aspettative, il gruppo comincia a sfaldarsi...
le difficoltà nel trovare una pubblicazione per il loro lavoro e differenze di intenti musicali sempre più marcate incidono negativamente.

A questo punto il trio decide che é ora di voltar pagina, e dopo l'ultimo concerto tenuto con Patrick alla notte bianca di Varese nel giugno 2009, al progetto prende parte il pianista Fabio Visocchi.
La nuova formazione porta in breve tempo nuove sonorità cariche dell'influenza del Jazz afro - americano ma allo stesso tempo più vicine alle atmosfere mediterranee, andando a creare uno stile in cui etnica, swing, drum & bass, grooves funky e free affiorano intrecciate l'una con l'altra.

Le composizioni diventano un aspetto centrale del lavoro e il sound acquista sempre più identità ed in breve tempo il trio é pronto a tornare in studio per andare a registrare quello che prende forma come primo album ufficiale, edito dall'etichetta Londinese Rhythm & Muse.

Ma i cambiamenti non sono finiti, dopo la pubblicazione dell'album, e dopo averlo presentato e diffuso in numerosi concerti, trascorre un periodo di tempo nel quale i tre si dedicano allo studio ed all'ampliamento dei propri orizzonti musicali e nel 2012 matura la decisione di cambiare rotta ancora una volta.

Seguendo quello che sembra essere un istinto quasi irrinunciabile alla metamorfosi, Marco e Giordano cominciano a lavorare con il pianista Carlo Morena (loro ex docente in conservatorio) mentre Fabio intraprende un percorso personale che lo allontana dall'estetica del “jazz trio”.

All'alba del 2013 il progetto appare quindi ancora una volta mutato nelle sue diramazioni, ma sempre integro in quell'idea di un sound caratteristico, costantemente in equilibrio tra jazz e non, in cui assoluta priorità viene data all'atmosfera emotiva ed all'interplay.

Il trio al momento sta concludendo il terzo album, al quale ha preso parte come ospite il saxofonista argentino Javier Girotto.

A Marzo 2014 il trio firma un accordo con la Abeat records, che a ottobre pubblicherà il loro nuovo disco.
 
   


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