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ABJZ 064
Driving Out (birth of the cool)
  Flight band with B.Coppa and C.Fasoli

   
Distributed by IRD
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With:
Flight Band : Flight Band
Biagio Coppa : arrangements ,direction
Claudio Fasoli : sax
 
 
 
  Lo storico gruppo di Miles Davis registrò “Birth of the Cool”,tra il 1949 ed il 1950 per la Capitol .Una serie di brani con un gruppo di nove musicisti, tra cui Max Roach, Lee Konitz, John Lewis, Gerry Mulligan che curava insieme a Lewis e Gil Evans la maggior parte degli arrangiamenti .Prese così vita un disco che divenne leggenda. La musica di quell’incisione viene considerata una svolta di reazione al bebop, il genere allora dominante nel jazz suonato nei locali della Cinquantaduesima strada e fu, secondo molti osservatori e critici, il primo e più importante esempio di quello che verrà poi chiamato cool jazz.
La Flight Band ripropone la partitura originale di “Birth of the Cool”, lasciandone intatto lo spirito compositivo, ma allo stesso tempo alterandone e rimescolandone alcuni elementi linguistici e strutturali.Il lavoro di concertazione sotto la guida di Biagio Coppa, tiene conto di esperienze storiche come quelle delle big band cosiddette ‘non tradizionali’ - che vanno dalla Sun Ra Arkestra, alla Liberation Music Orchestra - e dei diversi gruppi diretti da Gil Evans e più recentemente da Butch Morris e Carla Bley. Moderne tecniche di direzione d’orchestra, come quella del ‘sound painting’, danno modo a Coppa di lasciare ampio sfogo al gusto per la ‘variazione’ intesa nel suo senso più ampio: il leader controlla il flusso degli eventi musicali con precise indicazioni gestuali, lasciando ad ogni musicista la scelta del materiale da suonare. Il lavoro (re)interpretativo condotto in tal modo trova massimo spazio nei momenti di introduzione: veri e propri ‘preludi’ a ciascuno degli undici brani, dove la creatività, la capacità di interagire e - perché no - di divertirsi della Flight Band sa propone situazioni, ritmi, groove, giochi tematici che ‘preludono’ al tema vero e proprio che seguirà, mettendo mano a tutte le possibili soluzioni che da sempre hanno caratterizzato l’arte della variazione e dell’improvvisazione nelle tradizioni musicali. Ciò che ha reso questo progetto sicuramente interessante ed originale è stato il rapporto creatosi tra direttore e musicisti, mediante una sorta di ‘trasmissione orale’ dell’arrangiamento, in modo da responsabilizzare l’intero gruppo nella lenta definizione dell’opera. A distanza di cinquant’anni si ripropone quindi aggiornata alle esperienze più recenti un’operazione di ‘ricapitolazione’ delle diverse anime del jazz, il quale affondava sì le radici più profonde in terra d’Africa, ma avvalendosi della mediazione di strumenti, e quindi di tecnica, e i impianto formale oltre che linguistico, di provenienza europea ‘colta’.
 
   
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